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“Borghi – Viaggio Italiano”, un progetto per 1000 borghi e 200 testimoni

Laura Gigliotti

Da Nord a Sud, da Ovest a Est, dal mare alla montagna, non c’è lembo d’Italia che non abbia luoghi degni di essere visti e apprezzati. E’ quell’Italia cosiddetta minore, quanto a dimensione e popolazione, dalle mille sfaccettature, che attrae moltissimo i turisti stranieri che dopo aver visto le città d’arte Firenze, Roma, Venezia, Napoli, ritornano per conoscere dal di dentro la nostra cultura, le nostre tradizioni e il nostro modo di vivere e di mangiare. E’ una sorta di ragnatela di piccoli centri, dove si è conservato meglio il rapporto fra ambiente e costruito, fra architettura e paesaggio, che si rivolge a quei turisti esigenti e colti che amano la bellezza e l’armonia e che desiderano fare esperienze dirette e coinvolgenti del paese in cui si trovano. Chi sceglie di soggiornare in un borgo, vuole essere cittadino temporaneo del paese, la hall di un albergo è la piazza, ha detto qualcuno.

Considerati un tempo come la carta di riserva, la possibilità ulteriore di un turismo costantemente alla ricerca dell’inusuale, oggi sono visti come una realtà competitiva a livello internazionale, lo specchio della storia più intima e vera della penisola. Di borghi si parla da molti anni, un’eredità insidiata da pericoli mortali però, da un lato lo sviluppo senza regole e l’omologazione che cancella il passato, dall’altro lo spopolamento di intere zone montane e a cavallo degli appennini, svuotate di abitanti, di attività e di anima. Quale turismo se non c’è nessuno, quale attrattiva se viene meno lo spirito del luogo, se manca una produzione autentica? L’abbandono dei territori è la morte dell’economia e della cultura materiale. Non bastano i posti letto e i mercati finti se non ci sono le persone con le loro attività, la loro storia, la loro tradizione. E i loro dialetti perché “le parole sono cose, perse le parole si perdono le cose”.

Con la direttiva firmata dal ministro Dario Franceschini “2017 Anno dei Borghi in Italia” s’intende valorizzare la componente essenziale dell’ambiente Italia. “Sono un patrimonio straordinario del nostro paese – ha sottolineato il Ministro – sono i luoghi in cui si conservano l’identità, i saperi e i mestieri e un patrimonio materiale e immateriale di tradizione e storia formidabile, unico al mondo. Valorizzare questo patrimonio vuol dire parlare a un turismo che non sia centrato soltanto sulle grandi capitali dell’arte, ma che sia costruito attorno alle migliaia di attrazioni culturali che abbiamo nel nostro paese e che possono diventare anche un grande fattore di crescita”. Un anno dedicato quindi alla loro riscoperta con l’obiettivo di creare occupazione e rivitalizzare i centri minori che rischiano l’estinzione. “I borghi si spopolano perché non c’è lavoro – ha specificato Franceschini – ma se si creano occasioni di occupazione, come dimostra la bellissima esperienza degli hotel diffusi, tornano anche le persone e i giovani”.

Nell’anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo, proclamato dall’Onu, dopo gli stati generali del turismo di Pietrarsa, dopo l’Anno dei cammini, ecco quello dei Borghi, che propone un viaggio esperienziale, “non per turisti, ma per viaggiatori”, in luoghi dalla forte identità e mira alla salvaguardia del paesaggio e delle comunità che lo animano. Il progetto “Borghi – Viaggio Italiano” capofila Emilia - Romagna, che vede coinvolte, oltre al Mibact che lo ha finanziato con più di un milione di euro, 18 regioni (Toscana, Umbria, Lazio, Piemonte, Campania, Sardegna, Calabria, Sicilia, Lombardia, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Abruzzo, MolisePuglia, Basilicata), insieme agli operatori e alle associazioni, impegna a livello nazionale mille borghi, duecento personaggi testimoni della cultura italiana (noti artisti, scrittori, musicisti, poeti, scienziati), in un’unica iniziativa strategica che ha per oggetto la rete dei piccoli comuni. Quattro gli ambiti d’intervento in cui realizzare un programma d’iniziative sia a livello nazionale che internazionale, “Borghi marinari”, “Borghi delle Terre Malatestiane e del Montefeltro”, “Località dei Paesaggi d’Autore” e “Borghi d’Italia” . Si parla di qualità del vivere, di conoscenza e tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, di promozione delle attività artigianali e delle produzioni locali e quindi di possibilità di occupazione. Con un’attenzione particolare alle aree colpite dal sisma. In un bel filmato vengano riassunti con formule accattivanti i diversi passaggi di questo modo di “fare sistema” in cui comunicazione, web, eventi e mappa illustrata dovrebbero svolgere un ruolo importante. In particolare la mappa interattiva che potrà essere interrogata cliccando sull’icona che indica il singolo borgo per avere tutte le informazioni e le emozioni (si spera). Un unico portale interattivo e una piattaforma di comunicazione utilizzando tutti i possibili strumenti di promozione on-line. E di fidelizzazione con il passaporto “digitale” del turista che beneficerà di convenzioni particolari. E a maggio a Roma un grande evento di presentazione con mostra e spettacoli.

Il progetto è stato illustrato nella sala della Biblioteca di Castel Sant’Angelo in un convegno a cui hanno partecipato, oltre il Ministro, esponenti di enti e associazioni interessati al turismo. Dalle “Pro Loco”, che stanno lavorando alla realizzazione di un registro online del patrimonio culturale immateriale e di un calendario delle ritualità luogo per luogo, ai rappresentanti delle regioni, ai sindaci, all’Enit, a Legambiente, Fai, Touring Club Italiano, Associazione dei Borghi, che hanno messo in rilievo prospettive e problemi. E raccontato le loro esperienze.

Non mancano esempi positivi. Come il Festival della Taranta nel Salento che ha giocato sulla tradizione, la musica, l’ambiente, l’appartenenza culturale. E ha creato sviluppo, lavoro, reddito in paesi marginali al di sotto dei cinque mila abitanti che oggi dispongono di dieci mila posti letto. O come il recupero del Castello di Masino da parte del FAI che ha rivitalizzato un borgo abbandonato del Canavese. Facendo scoprire che vicino c’è un sellaio che lavora per la corte d’Inghilterra e un laboratorio di sedie impagliate a mano. Un’altra esperienza positiva è la “Bandiera arancione” una certificazione di qualità nata nel ‘98 del Touring, che sottolinea la necessità di presidiare i borghi che stanno morendo. Un richiamo al pericolo dello spopolamento e delle scarse risorse dei piccoli centri viene anche dall’Associazione dei borghi più belli d’Italia. In Toscana sono stati creati dei centri commerciali naturali, vere e proprie vie commerciali a cielo aperto, ma ci sono anche problemi. Accanto alla Toscana delle città d’arte e al mare, c’è infatti una terza Toscana, quella delle colline e delle crete, dei piccoli centri dell’interno, anche in provincia di Siena, dove i servizi sono minimi, niente posta, trasporti legati al calendario scolastico, del tutto inesistenti nei giorni di festa in paesi che si spopolano ogni giorno di più. Posti belli, in cui le relazioni personali sono ricche di umanità, ma dove è faticoso vivere.

Informazioni: www.viaggio-italiano.it