Riceviamo da associazioni e cittadini pugliesi il seguente appello che pubblichiamo integralmente:
«Illustre sig. Ministro, è con profondo rammarico e dolorosa sfiducia nelle istituzioni, che ci vediamo costretti a rivolgerci alla sua attenzione, nella convinzione che possa essere ristabilito l’equilibrio e salvata la tutela dell’area archeologica di Egnazia, in Puglia. Non occorre dire quanto sia importante Egnazia a livello nazionale ed europeo. Il porto che collegava l’Appia Traiana alla via Egnazia per Costantinopoli è rimasto in uso per tutto l’Alto Medioevo, conserva il foro, un castrum longobardo, un importante tempio sull’acropoli, reperti protostorici. Negli scorsi anni, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia, l’Università di Bari ha condotto scavi ai piedi dell’acropoli, mettendo in luce, a pochi centimetri di profondità, tombe pre classiche, un sacello paleocristiano, sepolture post classiche con ricchi corredi e oreficerie e molto altro ancora. Il materiale reperito (e la documentazione) è depositato presso il Museo Nazionale di Egnazia ed è stato giudicato di grande interesse da molti illustri studiosi. Si può facilmente immaginare lo stupore che qualsiasi cittadino provi nel vedere, nell’area stessa dei recenti scavi, insediato uno stabilimento balneare corredato di ombrelloni, parcheggio, servizi igienici (una recente costruzione) e bar. Il tutto parrebbe un sacrilegio pari a installare una piscina in Piazza San Pietro. La circostanza desta ancora maggiore perplessità quando si consideri che parrebbe che l’area vincolata sia oggetto di un decreto di esproprio da parte del MiBAC, che le aree scavate siano state, o siano, in corso di immissione al demanio come da norma, che le costruzioni (i servizi) ricadano all’interno della fascia dei centocinquanta metri dalla battigia (inedificabile), e che l’area sia per P.R.G. a destinazione agricola. Sembra, infine, che di recente il MiBAC abbia vincolato d acquisito anche un'area di necropoli posta a ridosso sulla scogliera e imposto, a tutela dei reperti sommersi, un divieto di balneazione nell’insenatura dell’antico porto, usato invece dagli avventori dello stabilimento. Il dovere dei cittadini è soltanto quello di segnalare alle pubbliche istituzioni le aspettative di quanti, come Lei sig. Ministro, amano il patrimonio. Vorrà accertare, chi di dovere, se siano intervenute violazioni di norma o se, come nel caso di taluni soggetti custoditi nei patri istituti di pena, la decorrenza di qualche termine ha consentito il guasto, che nel suo perdurare può rivelarsi, nel caso presente, altrettanto vergognoso ed irreparabile, ancorché, forse, di claudicante legittimità. È con piena fiducia che ci si appella al Suo ben noto discernimento e sensibilità, ringraziandoLa per un interessamento risolutivo nel quale sinceramente si confida». |