Gli occhi. Occhi dolci, occhi stanchi, a volte vuoti a volte sorridenti, quasi sempre senza speranza. È forse questa la prima cosa che colpisce degli scatti in bianco e nero dell'olandese
Robert Knoth. Fotografie che riprendono istanti di vita, se di vita si può parlare, nelle zone colpite dal disastro della centrale nucleare di
Cernobyl'.
Una mostra itinerante, voluta da Greenpeace, che per alcuni giorni si potrà visitare a Bari, nelle sale del Kursal, in occasione della
Primavera dei Diritti. La manifestazione è organizzata dal Teatro Pubblico Pugliese, e fortemente voluta dalla Regione Puglia e dall'assessorato al Mediterraneo. Un momento per dare voce ai diritti negati.
Realizzata per il ventennale di Greenpeace, la mostra si accompagna a un rapporto firmato da cinquanta accademici ucraini e bielorussi, che contestano le cifre ufficiali dei danni di Cernobyl'. "Secondo le autorità, le vittime del disastro, tra coloro che sono morti subito e quelli che invece hanno subito gli effetti delle radiazioni, sono circa 9.000", ha commentato in un'intervista
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia.
"Secondo una prima stima indipendente del 2006, le vittime sarebbero invece più di 100.000. Lo scorso novembre, l'
Accademia delle Scienze di
New York, ha pubblicato il rapporto finale secondo cui i morti sarebbero
più di 200.000, per quanto riguarda le aree più colpite, e 19.000 nel resto d'Europa".
Le radiazioni hanno prodotto gravi effetti genetici, propagando i danni nelle generazioni future. Questa mostra vuole lanciare un duro monito per non dimenticare quanto è successo e, soprattutto, per non ripetere gli stessi errori.
"Quando si parla di ‘nucleare di terza generazione', bisogna ricordare che i progetti di questa nuova tecnologia non sono ancora stati approvati. È di alcuni giorni fa la notizia che il generatore ‘Westinghouse AP1000' ha avuto in America delle osservazioni riguardo la diciassettesima versione proposta, perché la cupola non è in grado di reggere a un incidente aereo".
Un altro fattore di rischio ambientale, legato al nucleare, è quello relativo al ciclo del combustibile. "Non esiste nessun esempio di progetto di gestione a lungo termine delle scorie", spiega Onufrio. "L'unico grande progetto, lo ‘Yucca Mountain', è stato chiuso dall'amministrazione Obama nel marzo del 2009, dopo 15 anni e 9 miliardi di dollari spesi, senza che un solo chilogrammo di scorie sia stato depositato nella montagna".
"L'obiettivo di questa mostra", conclude il responsabile di Greenpeace, "è quello di dare un volto a chi paga le conseguenze di scelte che non ha fatto".