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martedì 5 gennaio 2010
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Direttore del Centro di Didattica Museale - Università degli Studi Roma Tre

Intervista alla Prof.ssa Emma Nardi

Raffaella Ansuini

Un'indagine sui servizi culturali pubblici presentata dal MiBAC ha sottolineato come musei, biblioteche e archivi, pur avendo grandi potenzialità e riscuotendo il favore dei loro fruitori, manchino però di fattori minori quali pannelli didattici in inglese o vengano meno quei servizi aggiuntivi (bar, caffetterie, bookshop). Lei cosa pensa a riguardo?

La domanda sintetizza in pochi punti un problema molto complesso che riguarda quale standard di servizi ogni museo statale dovrebbe assicurare. Quando parlo di servizi mi riferisco, in senso lato, a ciò che un visitatore può ragionevolmente aspettarsi di trovare in un museo dal punto di vista della mediazione culturale, della possibilità di disporre di punti di ristoro, di poter effettuare acquisti che siano concettualmente collegati ai contenuti della visita e così via. Prima di porsi il problema della presenza di pannelli didattici in inglese, occorrerebbe chiedersi quali categorie di pubblico si considerano come destinatari prevalenti della comunicazione del museo e verificare, possibilmente sulla base di rilevazioni rigorose, se le loro aspettative cognitive siano state soddisfatte. Una volta accertati questi elementi di base, è possibile interrogarsi sulle esigenze del pubblico straniero, possibilmente evitando di pensare all'inglese come unica lingua veicolare. Anche in questo caso credo sarebbe utile disporre di dati precisi sulle caratteristiche dei visitatori stranieri, per rilevarne le aree linguistiche di appartenenza. Ogni azione migliorativa comporta investimenti cospicui: per essere certi di prendere le decisioni più razionali è indispensabile, a mio avviso, definire con precisione linee di politica culturale rivolte alle diverse categorie di pubblico che siano sostenute da dati empirici affidabili. Consiglierei inoltre un controllo stringente sugli oggetti venduti all'interno dei musei, per evitare che i bookshop siano sviliti dalla presenza di articoli poco congruenti con l'importanza culturale che ogni museo italiano esprime.

Sono in atto o si prevedono progetti in collaborazione con il MiBAC?
Al momento il Centro di Didattica Museale non ha progetti in collaborazione con il MiBAC, anche se riterrei molto importante che in futuro possano concretizzarsi occasione di collaborazione su temi di interesse comune, come la mediazione culturale o la didattica museale.

Può illustrarci il progetto "punta di diamante" del Centro di Didattica museale?

L'attività che il Centro di Didattica Museale svolge dalla sua istituzione nel 1994 si è sviluppata su vari fronti che riguardano il duplice ruolo istituzionale delle strutture universitarie: lavoro didattico e lavoro di ricerca. Sul piano didattico è stata ideata e perfezionata attraverso gli anni una procedura di insegnamento a distanza che è alla base dei corsi di Master di primo livello in Didattica generale e museale e di secondo livello in Mediazione culturale nei musei. Aspetti didattici, valutativi e sperimentali. I nostri master, che vengono attivati tutti gli anni, sono stati seguiti da migliaia di professionisti della scuola e dei musei. Credo che abbiamo contribuito a diffondere una cultura didattica razionale perché basata sull'idea di progetto e a creare un linguaggio condiviso nel settore della didattica.
Sul piano della ricerca, il nostro sforzo si è concentrato nell'applicare il metodo sperimentale allo studio dei risultati che si conseguono attraverso la mediazione culturale nei musei. In questo momento siamo impegnati in un progetto di rilevanza nazionale (finanziato nel 2008 dal Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, che interpreta il museo come luogo privilegiato per lo sviluppo e il consolidamento della capacità di comprensione della lettura. Il metodo seguito consiste nell'evidenziare le analogie tra la lettura del testo iconico e quello verbale. In particolare il progetto sviluppa il concetto delle dimensioni temporali del racconto (ordine, frequenza e durata). A confermare la fecondità di questo approccio, vorrei citare due esperienze recenti. Umberto Eco, nel 2009 ospite d'onore del Louvre, ha proposto un percorso museale basato sulla "vertigine della lista", che è anche il titolo di un saggio in cui affronta lo stesso argomento dal punto di vista letterario. In un altro contesto culturale, Orhan Pamuk ha annunciato che aprirà a Istanbul il Museo dell'Innocenza, ispirato ai contenuti del suo romanzo omonimo. Questi due esempi, così prestigiosi ed emblematici, mostrano come il museo sia un'istituzione in grado di rinnovarsi continuamente, offrendo molteplici possibilità alla mediazione didattica.



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