Un'indagine sui servizi culturali pubblici presentata
dal MiBAC ha sottolineato come musei, biblioteche e archivi, pur avendo
grandi potenzialità e riscuotendo il favore dei loro fruitori, manchino
però di fattori minori quali pannelli didattici in inglese o vengano
meno quei servizi aggiuntivi (bar, caffetterie, bookshop). Lei cosa
pensa a riguardo?
La domanda sintetizza in pochi punti un problema molto complesso che riguarda quale standard di servizi
ogni museo statale dovrebbe assicurare. Quando parlo di servizi mi
riferisco, in senso lato, a ciò che un visitatore può ragionevolmente
aspettarsi di trovare in un museo dal punto di vista della mediazione
culturale, della possibilità di disporre di punti di ristoro, di poter
effettuare acquisti che siano concettualmente collegati ai contenuti
della visita e così via. Prima di porsi il problema della presenza di
pannelli didattici in inglese, occorrerebbe chiedersi quali categorie
di pubblico si considerano come destinatari prevalenti della
comunicazione del museo e verificare, possibilmente sulla base di
rilevazioni rigorose, se le loro aspettative cognitive siano state
soddisfatte. Una volta accertati questi elementi di base, è possibile
interrogarsi sulle esigenze del pubblico straniero, possibilmente
evitando di pensare all'inglese come unica lingua veicolare. Anche in
questo caso credo sarebbe utile disporre di dati precisi sulle
caratteristiche dei visitatori stranieri, per rilevarne le aree
linguistiche di appartenenza. Ogni azione migliorativa comporta
investimenti cospicui: per essere certi di prendere le decisioni più
razionali è indispensabile, a mio avviso, definire con precisione linee
di politica culturale rivolte alle diverse categorie di pubblico che
siano sostenute da dati empirici affidabili. Consiglierei inoltre un
controllo stringente sugli oggetti venduti all'interno dei musei, per
evitare che i bookshop siano sviliti dalla presenza di articoli poco
congruenti con l'importanza culturale che ogni museo italiano esprime.
Sono in atto o si prevedono progetti in collaborazione con il MiBAC?
Al
momento il Centro di Didattica Museale non ha progetti in
collaborazione con il MiBAC, anche se riterrei molto importante che in
futuro possano concretizzarsi occasione di collaborazione su temi di
interesse comune, come la mediazione culturale o la didattica museale.
Può illustrarci il progetto "punta di diamante" del Centro di Didattica museale?
L'attività
che il Centro di Didattica Museale svolge dalla sua istituzione nel
1994 si è sviluppata su vari fronti che riguardano il duplice ruolo istituzionale delle strutture universitarie: lavoro didattico e lavoro di ricerca.
Sul piano didattico è stata ideata e perfezionata attraverso gli anni
una procedura di insegnamento a distanza che è alla base dei corsi di
Master di primo livello in Didattica generale e museale e di secondo livello in Mediazione culturale nei musei. Aspetti didattici, valutativi e sperimentali.
I nostri master, che vengono attivati tutti gli anni, sono stati
seguiti da migliaia di professionisti della scuola e dei musei. Credo
che abbiamo contribuito a diffondere una cultura didattica razionale
perché basata sull'idea di progetto e a creare un linguaggio condiviso
nel settore della didattica.
Sul piano della ricerca, il nostro sforzo si è concentrato nell'applicare il metodo sperimentale allo studio dei risultati che si conseguono attraverso la mediazione culturale nei musei. In questo momento siamo impegnati in un progetto di rilevanza nazionale (finanziato nel 2008 dal Ministero dell'Università e della Ricerca scientifica, che interpreta il museo come luogo privilegiato per lo sviluppo e il consolidamento della capacità di comprensione della lettura.
Il metodo seguito consiste nell'evidenziare le analogie tra la lettura
del testo iconico e quello verbale. In particolare il progetto sviluppa
il concetto delle dimensioni temporali del racconto (ordine, frequenza
e durata). A confermare la fecondità di questo approccio, vorrei citare
due esperienze recenti. Umberto Eco, nel 2009 ospite d'onore del Louvre, ha proposto un percorso museale basato sulla "vertigine della lista",
che è anche il titolo di un saggio in cui affronta lo stesso argomento
dal punto di vista letterario. In un altro contesto culturale, Orhan Pamuk ha annunciato che aprirà a Istanbul il Museo dell'Innocenza,
ispirato ai contenuti del suo romanzo omonimo. Questi due esempi, così
prestigiosi ed emblematici, mostrano come il museo sia un'istituzione
in grado di rinnovarsi continuamente, offrendo molteplici possibilità
alla mediazione didattica.