Le testimonianze artistiche contemporanee costituiscono un patrimonio importante da preservare. Negli ultimi anni, pertanto, sono sempre più frequenti, fortunatamente, dibattiti e confronti circa il restauro e la tutela di queste opere che presentano caratteristiche uniche e particolari, specchio del loro ambiente di realizzazione.
Barbara Ferriani, restauratrice per importanti istituti museali in Italia e membro dell'INCCA, intervistata ci spiega fondamentali aspetti della conservazione di opere d'arte contemporanea.
Le attività di prevenzione, conservazione e quindi di restauro di opere d’arte contemporanee stanno diventando sempre più urgenti e, in alcuni casi, necessarie. Quali sono i problemi più spesso riscontrabili nell’affrontare un restauro di un’opera d’arte contemporanea? E da cosa sono originati?
Fin dall’inizio del secolo scorso gli artisti hanno iniziato ad utilizzare materiali non tradizionali, anomali, prelevati da altri contesti e adattati alla loro nuova funzione di medium artistico. Si è assistito alla comparsa di nuovi leganti di natura sintetica, colori a base di nitrocellulosa, leganti vinili e acrilici, materie plastiche, quali il plexiglass, il poliuretano e il PVC, ma anche oggetti seriali, materiali effimeri e degradabili. A differenza dei leganti e dei supporti tradizionali, che sono stati studiati e analizzati nei loro processi di invecchiamento, molto poco si sa di questi nuovi materiali che, essendo stati formulati per altri usi, non hanno sempre come prerogativa quella della durata nel tempo. Un testo illuminante a questo proposito è il volume Tecnica mista scritto da Marina Pugliese ed edito da Bruno Mondadori nel quale viene proposto un percorso attraverso tutto il secolo scorso. Quando si devono affrontare le problematiche relative al restauro dell’arte contemporanea spesso sorgono interrogativi legati non solo alla conservazione materiale ma anche all’individuazione di corrette modalità che permettano di trasmetterla al futuro senza che perda il sua stesso significato. Per poterle conservare appare quindi sempre più importante conoscere non solo gli aspetti tecnico-scientifici ma anche i valori concettuali che la sostanziano.
È recente la pubblicazione di un testo scritto a quattro mani da lei e dalla dottoressa Pugliese. “Monumenti effimeri. Storia e conservazione delle installazioni” che riguarda l’analisi di una specifica forma artistica contemporanea, appunto l’installazione. Può brevemente descriverci come è stato affrontato lo studio di queste opere d’arte contemporanea e di cosa si è occupato il progetto “documentare installazioni complesse”?
Il libro è nato dalla necessità di ricostruire la storia di un percorso artistico che sfugge a una categorizzazione rigida, trattandosi di una modalità che coinvolge una serie di tecniche, materiali e procedimenti differenti e modifica radicalmente la concezione dello spazio nell’arte contemporanea. La complessa natura di questa espressione artistica pone quesiti riguardanti sia la conservazione sia la ripresentazione e/o musealizzazione. Ci siamo interrogate sul concetto di originalità e autenticità di opere spesso costituite da oggetti seriali, immateriali ed effimeri, da componenti multimediali sottoposte ad obsolescenza e a rapidi cambiamenti tecnologici. Sono state affrontate le problematiche relative alle modalità di presentazione di opere che, ideate per ambienti diversi, devono necessariamente adattarsi a un nuovo contesto. La necessità di aprire una riflessione su questi temi e di giungere alla definizione di linee guida per la conservazione di un procedimento artistico per sua stessa natura “in evoluzione” ha portato alla formazione di un progetto intermuseale denominato DIC. Promosso dalla Darc e dal Museo del Novecento di Milano e coordinato da Marina Pugliese e da me per la parte tecnica, ha affrontato le problematiche relative al riallestimento di 5 opere molto diverse tra loro, adatte a coprire una casistica molto ampia. Ciascuna installazione è stata studiata minuziosamente raccogliendo i dati autoriali, storici e tecnici. Ogni elemento, materiale e immateriale, è stato documentato singolarmente, stabilendone il valore di autenticità, l’eventuale sostituibilità e la relazione con gli altri componenti, con l’opera intesa come unicum e con lo spazio circostante. All’analisi materiale delle installazioni si è affiancata quella dei precedenti installativi, lavorando il più possibile con le diverse istituzioni che hanno esposto l’opera in altre occasioni e cercando materiale d’archivio fotografico, carteggi e, quando possibile, piante architettoniche. Gli artisti sono quindi stati intervistati nel dettaglio ipotizzando tutte le variabili che riguardano l’allestimento e la conservazione delle installazioni in oggetto.
L’INCCA è un network internazionale che si occupa di studiare e affrontare i problemi che nascono dalla conservazione di opere d’arte contemporanea, sia di natura teorico-critica sia di natura tecnico-scientifica. In quanto membro senior dell’INCCA, in che maniera crede che le istituzioni italiane possano incentivare la condivisione internazionale di attività di conservazione e restauro e quindi favorirne lo studio?
Poiché l’arte contemporanea si caratterizza per l’estrema varietà e complessità delle tecniche e dei materiali di cui si serve, indicazioni sui metodi di elaborazione e produzione, riguardanti la visione dell’artista su concetti quali invecchiamento, transitorietà e interazione sono essenziali. Per queste ragioni appare sempre più necessario creare una rete di scambio tra operatori del settore che permetta di raccogliere il maggior numero di informazioni attraverso interviste agli artisti, schede di restauro, indicazioni sulle modalità di montaggio, risultati di analisi scientifiche, ecc. Senza queste informazioni qualsiasi intervento di conservazione e restauro potrebbe risultare molto arbitrario e rischierebbe di snaturare il significato stesso delle opere. Le Istituzioni dovrebbero quindi, come già accade in altri Paesi europei, dedicare fondi per la creazione di queste reti di scambio e, contestualmente, per ricerche scientifiche legate sia all’invecchiamento dei materiali sia agli effetti di trattamenti conservativi sugli stessi.