A conclusione di un importante restauro, il gesso di Napoleone come Marte pacificatore di Antonio Canova torna nei saloni napoleonici della Pinacoteca di Brera dopo duecento anni. Qui sarà esposto, fino al 31 dicembre 2009, esattamente nella sala XIV. Si tratta di uno dei cinque calchi originali che il Canova ordinò per realizzare la versione in bronzo commissionatagli da Eugène de Beauharnais nel 1808, dei quali una copia sarebbe andata al fonditore, una a Napoli, una a Lucca, una all'Accademia di Francia e l'ultima a Daniele Francesconi, amico dell'artista, per la biblioteca dell'Università di Padova. È questo il calco che, dopo una serie di vicissitudini, giunse, assai malconcio a Milano poiché il Francesconi non fu in grado di sostenerne l'elevato costo (più di 330 scudi). Nel 1809 il gesso, alto più di tre metri e pesante quasi due tonnellate, fu così collocato in una delle sale della nuova grande galleria ricavata nel vano superiore della chiesa soppressa di Santa Maria di Brera, a ricordo del grande patrocinatore della Pinacoteca. Una sistemazione in cui rimase per poco. L'imponente calco in gesso infatti subì lo stesso sfortunato destino di tanti monumenti e immagini dell'Imperatore e Re d'Italia dopo la battaglia di Waterloo: alcuni furono distrutti, altri danneggiati, altri ancora rimossi e custoditi in luoghi appartati affinché non fossero esposti alla pubblica vista. Il gesso di Napoleone come Marte pacificatore fu così confinato negli scantinati dell'Accademia di Belle Arti insieme alla statua di bronzo di Napoleone che l'anno prima era arrivata nel palazzo. Ricoverato poi nell'aula V, il gesso vi rimase fino al 2008, quando venne prelevato per realizzare il restauro. L'intervento, diretto da Matteo Ceriana della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici della Lombardia Occidentale, ha voluto restituire all'opera le caratteristiche perdute, con particolare attenzione al livello di finitura voluto da Canova. Dopo una pulitura differenziata, il consolidamento e l'alleggerimento di vecchie stuccature, si è proceduto alla ricostruzione di alcune parti danneggiate tramite calchi sulla versione in bronzo. La patinatura finale, sulle tracce di quella originale, è stata effettuata anche nebulizzando una miscela di sapone di potassa, che ha restituito all'opera un tono caldo e una compattezza semilucida che l'avvicina al marmo polito. Il prezioso piedistallo in legno di abete e pioppo è stato liberato da numerose ridipinture grigie rivelando una bellissima, anche se danneggiata, cromia originale a finto porfido. Risarcita tale pittura, è stata ricostruita anche la scritta originale della quale restavano solo le precise incisioni delle lettere. Il gesso si compone di otto parti fissate da perni: restano smontabili la testa, le braccia e la lancia - in due porzioni -, mentre le tre parti che costituiscono il corpo furono rese fisse in un restauro precedente. La Vittoria purtroppo è andata perduta, rubata anche dalla scultura in bronzo del cortile e mai più ritrovata e per la quale si spera di poter trovare, magari grazie a una generosa donazione, risorse bastanti per ricalcarlo sull'unico originale rimasto, quello dell'esemplare inglese .
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