Il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, uno dei primi musei al mondo a promuovere l'integrazione delle persone con disabilità visiva, è uno spazio dedicato alla conoscenza dell'arte attraverso la prospettiva delle mani. Dai modellini architettonici del Partenone e della Mole Vanvitelliana, alle copie di sculture come la Nike di Samotracia o la Pietà di Michelangelo, e ancora, reperti archeologici e opere originali di artisti contemporanei. In occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, oggi, alla già ricca collezione si aggiungeranno i marmi inediti di Gioacchino Varlè. "Toccare gli angeli", questo il titolo della mostra, visitabile fino al 20 giugno 2010, curata da Massimo Di Matteo, Nadia Falaschini e Diego Masala con il coordinamento di Roberto Farroni. L'esposizione è realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle Marche, l'Arcidiocesi Ancona, il Museo Diocesano di Ancona, il Convento dei Padri Domenicani di Ancona e Studio Italia Design, Effettoluce. "Toccare gli angeli, quei luminosi messaggeri divini, è impensabile e, generalmente, questo vale anche per le rappresentazioni scultoree delle medesime, ineffabili creature che gli artisti hanno prodotto e che fanno bella mostra sugli altari e nei musei", ha dichiarato in una nota Massimo di Matteo. "Ora, grazie alla sinergia tra il Museo Omero, il Museo Diocesano e i Padri Domenicani di Ancona, vengono esposti, all'ammirazione e alla esplorazione tattile del pubblico, inediti e pregevoli marmi di Gioacchino Varlè (Roma 1731-Ancona 1806): due mirabili teste d'angelo, infantili e alate, e le figure di due evangelisti, Luca e Giovanni, in parte mutile ma sottoposte, per l'occasione, ad un sapiente restauro conservativo. Da sole costituiscono tracce eloquenti di quella ebbrezza di rinnovamento che pervase l'Ancona del Settecento: mentre Luigi Vanvitelli, con i suoi interventi, ridisegnava e portava all'esaltazione la forma urbana, Gioacchino Varlè ornava e aggiornava, con la sua stupefacente e copiosa attività plastica, tutte le maggiori architetture della Città". Le quattro opere del Varlè, dopo la mostra, dovrebbero rimanere in prestito al Museo Omero, "testimonianza, non isolata e motrice, della collaborazione virtuosa tra Istituzioni, per la crescita civile e culturale della Comunità in cui le stesse operano". Conclude il curatore, "infine, chiudere gli occhi e toccare gli angeli, quelli scolpiti dalla spiritualità e dalla maestria di un artista, che ha cercato nella bellezza il segno d'eternità, non sarà come sentire e vedere gli angeli, quelli immaginati dall'uomo che da sempre guarda all'Aldilà?".
|