Il decreto di riforma, firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore, mentre il mondo della lirica “chiude”. Si stanno moltiplicando le iniziative di protesta contrarie alle norme di ristrutturazione delle fondazioni liriche. Saltate le prime del Teatro Regio di Torino, dove non è andato in scena il “Barbiere di Siviglia”, e della Scala di Milano con l’annullamento della prima della Tetralogia wagneriana. Salta anche a Bologna la prima della “Carmen”. Sono sospese le rappresentazioni del San Carlo di Napoli, con la cancellazione della programmazione delle musiche di Haydin, e del Teatro Verdi di Trieste. Ferma la Fenice, blocco all’Accademia Nazionale Santa Cecilia a Roma, mentre al Petruzzelli di Bari si minaccia l’occupazione. Proprio il teatro barese sembra essere fra i più penalizzati. Lo stop imposto dal ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, rischia, infatti, di paralizzare l’attività del Teatro Petruzzelli. L’ente lirico barese, ultimo nato, non ha ancora un organico definito. Con il blocco alle nuove assunzioni, previsto nel decreto, il teatro non potrebbe bandire il concorso internazionale per il reclutamento definitivo degli orchestrali. Con il risultato di aumentare le distanze dagli altri enti lirici che invece dispongono di organici in pianta stabile. Esiste infatti una pianta organica, approvata dal ministero ma, a cominciare dall’orchestra, che si avvale di contratti a tempo determinato, i posti ancora vacanti sono destinati a restare tali.
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