La scoperta è stata annunciata a Ravenna nel corso di una conferenza stampa. L’equipe scientifica di
Giorgio Gruppione, docente antropologo all'Università di Bologna, al termine di una ricerca coordinata da
Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, ha annunciato, durante una conferenza stampa svoltasi a Ravenna, di aver trovato i resti del grande maestro.
I reperti ossei, per l’occasione, sono stati esposti al
Teatro Alighieri.
Gli esami scientifici sono stati compiuti da un pool di istituti coordinati dall'Università di Bologna, con il supporto degli atenei de L'Aquila, del Centro di Datazione e Diagnostica dell'Università del Salento e del Centro Ricerche Ambientali di Ravenna.
Il gruppo ha condotto le sue ricerche partendo dal
cimitero di san Sebastiano a
Porto Ercole dove, nel 1610, si ritiene venne sepolto il Merisi. Qui alcune testimonianze parlano di una riesumazione del 1956 di ossa avvolte in un mantello dei cavalieri di Malta. La ricerca era iniziata lo scorso dicembre con il prelievo di campioni di DNA dai resti contenuti nell'ossario, appartenuti a circa 200 persone. Esclusi i resti di donne e bambini, i ricercatori hanno orientato le loro indagini sui resti scheletrici ascrivibili a resti maschili compatibili con l’età della morte di Caravaggio e che presentavano alte concentrazioni di piombo, un metallo contenuto nei colori utilizzati dai pittori. È stata sviluppata quindi una stima di compatibilità della lunghezza del femore con l’altezza di Caravaggio, che aveva una statura di circa un metro e settanta. Il gruppo dell’Università del Salento ha compiuto le analisi al carbonio 14. Il team ravennate ha condotto la propria ricerca comparando il DNA di persone della zona di Caravaggio con cognome Merisi o Merisio.
Dall’incrocio dei dati risultanti dalle analisi e delle fonti storiografiche la percentuale che si tratti dei resti mortali di
Michelangelo Merisi, secondo i ricercatori, è dell’85 per cento.