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mercoledì 23 giugno 2010
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Una missione archeologica della Ca’ Foscari

Mercantile veneziano del Cinquecento riemerge in Croazia

Mauro Lovecchio
È stato rinvenuto, nei pressi dell’isola di Mljet (Meleda), in Croazia, il relitto di un mercantile veneziano del Cinquecento.
L’imbarcazione è stata trovata a 42 metri di profondità. Il rinvenimento della campana di bordo, in bronzo, ha permesso di datare la nave veneziana a un periodo immediatamente successivo al 1567.
Il reperto è oggetto di una campagna di scavi sottomarina diretta dal Dipartimento di Archeologia subacquea dell’Istituto di Restauro Croato di Zagabria con la collaborazione di un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Vicino Oriente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. La campagna di scavi è stata finanziata da parte italiana grazie anche a un contributo della Regione del Veneto.
La missione era composta da circa 15 sommozzatori tra archeologi e tecnici croati e da 3 archeologi, 2 studenti e un tecnico, italiani. Il team veneziano ha utilizzato il sistema del rilievo fotogrammetrico subacqueo per documentare i resti lignei dello scafo.
A dirigere il gruppo croato è Igor Miholjek, direttore dell’Istituto di Restauro, mentre a coordinare e dirigere la ricerca e lo studio della missione veneziana è Carlo Beltrame, docente di Archeologia marittima.
A bordo sono stati anche ritrovati otto pezzi di artiglieria. La nave trasportava un carico di ceramiche turche di Iznik, soprattutto piatti, brocche e alcuni vetri. I materiali sono in corso di studio da parte di Sauro Gelichi, ordinario di Archeologia Medievale alla Ca' Foscari e condirettore della missione veneziana.
Il relitto è considerato dagli archeologi di estremo interesse poiché non è mai stato oggetto di saccheggi. L’importanza scientifica del rinvenimento deriva, inoltre, dall'associazione dei materiali del carico e la tecnica costruttiva della nave. Le poche conoscenze dei sistemi costruttivi navali di questo periodo provengono, infatti, quasi esclusivamente da fonti scritte mentre rare sono le testimonianze archeologiche in situ.


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