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lunedì 5 luglio 2010
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Il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali

Intervista ad Alfonso Andria, presidente del Cuebc

Raffaella Ansuini

Il Centro  Universitario Europeo per i Beni Culturali, costituito il 10 febbraio 1983, per iniziativa della Delegazione parlamentare italiana al Consiglio d’Europa, nasce come sperimentatore e pioniere di quella che dovrebbe essere l’Università europea per i beni culturali.

La cultura, su cui fonda la propria attività il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, può essere ‘attrattore’ e fattore determinante per uscire dalla crisi che affligge il nostro Paese?
La consapevolezza che la cultura possa rappresentare il veicolo più idoneo per rafforzare l’identità dei popoli d’Europa è stata sancita con la pubblicazione dell’Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione, che la Commissione Europea ha lanciato nel 2007. Il documento della Commissione, tra l’altro, segnala anche le straordinarie potenzialità della cultura come vettore di sviluppo locale, di identità e di coesione sociale. In questa cornice, è avvertita l’esigenza di attivare un luogo di confronto permanente al fine di approfondire ricerche e studi, con un approccio multidisciplinare (giuridico, economico, sociale, urbanistico, ecc.) in grado di trarre spunti dalle politiche europee declinate in chiave di sollecitazione al territorio. Ravello Lab - Colloqui Internazionali è un’iniziativa di studio, di confronto e di scambio a livello internazionale sulla cultura e sulle politiche culturali, che periodicamente affronta le questioni più rilevanti riguardanti la pianificazione strategica, la riorganizzazione dei territori e lo sviluppo locale. Il progetto, lanciato già nel 2006, dal Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, da Federculture e dal Formez, intende fornire un contributo sul rapporto cultura/sviluppo nella doppia accezione di sviluppo economico e sociale, nonché alla ridefinizione di politiche pubbliche per lo sviluppo dei territori centrate sulla cultura e sulla produzione culturale (industrie creative, attività performative, laboratori, ecc.) nella prospettiva di una sempre maggiore integrazione europea. Il riferimento all’Europa ha rappresentato una costante nell’impianto progettuale dei Laboratori, partendo dalla consapevolezza del ruolo crescente assegnato alla cultura e alle industrie culturali dall’insieme delle politiche europee. In questo quadro, i Colloqui di Ravello hanno voluto fornire un contributo utile alla fase di valutazione di medio termine del ciclo di programmazione della politica di coesione europea, anche al fine di riorientare le ingenti risorse finanziarie verso obiettivi che integrino in maniera efficace sviluppo economico, coesione sociale, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico dei territori. In considerazione del positivo riscontro dei temi trattati nell’edizione dello scorso anno, Ravello LAB 2010 continuerà ad approfondire la relazione tra crescita territoriale e politiche urbane utilizzando come paradigma il modello delle Capitali Europee della Cultura, individuato quale utile piattaforma di pianificazione strategica e di progettazione integrata per lo sviluppo locale. Il Laboratorio di Ravello, infatti, intende porsi al servizio del dibattito in corso a livello europeo e fornire un contributo utile al confronto già avviato in Italia in vista della individuazione della Città, cui affidare per l’anno 2019, il prestigioso titolo di Capitale europea. Il tema della cultura come motore dello sviluppo economico e sociale, caro a Ravello LAB, nella realtà nazionale italiana non poggia ancora su un’elaborazione sistematica, a differenza di quanto è da tempo avvenuto nel resto d’Europa. È perciò importante riuscire a costituire e a consolidare un gruppo di professionisti ed esperti, con competenze diverse ma con interessi strutturati in tali ambiti.

Vi è da parte dei giovani, oltre che l’interesse, la consapevolezza dell’importanza e della valenza del nostro patrimonio culturale? Qual è il ruolo della formazione?
La sensibilità giovanile va opportunamente e adeguatamente stimolata, affinché vengano colte le molteplici valenze della nostra cultura materiale e immateriale, nonché delle identità culturali. Purtroppo, la globalizzazione dei mercati, la loro crescente competitività e le turbolenze cui sono soggetti, stanno provocando mutamenti su tutte le dimensioni della vita professionale delle persone e richiedono, pertanto, politiche di gestione delle risorse umane che tengano conto di nuovi contenuti, della configurazione dei ruoli e delle competenze e, di conseguenza, di criteri di selezione, di modelli di carriera, di formazione e di sviluppo, di coerenti sistemi di retribuzione e di riconoscimento. Ne consegue l’identificazione di un diverso concetto di formazione a seguito della valutazione delle sue mutate esigenze. È sotto gli occhi di tutti ormai che i giovani italiani incontrano oggi grandissime difficoltà di inserimento lavorativo, specie quando si tratta di primo impiego. Nell’era di Internet e della “nuova economia”, in cui la comunicazione ha il ritmo della globalizzazione degli scambi, la conoscenza delle lingue e delle culture europee, la disponibilità alla mobilità rappresentano condizioni indispensabili per chi voglia intraprendere un percorso di lavoro gratificante. La competitività dei giovani dipende sempre più dalla capacità di sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni nell’ambito dell’apprendimento. I vantaggi sono indiscutibili: sul piano della facilità di accesso, della flessibilità, del più agevole orientamento.

A suo avviso, i beni culturali e il turismo possono concorrere al rilancio del Sud?
Non c’è dubbio. Basti pensare a quanto è già avvenuto in alcuni territori che, recuperando e rendendo pubblicamente fruibili piccoli centri antichi, ambiti monumentali, spazi museali o archeologici, sono divenuti nuovi attrattori culturali, inducendo positive ricadute sull’economia locale e sull’occupazione. Sono delle vere e proprie best practices. Il problema sta nel riprodurle in altre aree del Paese.



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