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martedì 20 luglio 2010
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Intervista al direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto

Ugo Soragni: la Direzione Regionale punta su paesaggio e restauro

Raffaella Ansuini

Può parlarci dei progetti considerati “fiori all’occhiello”, sui quali sta puntando la Direzione Regionale?
La maggior parte delle iniziative che meritano di essere ricordate fanno riferimento al documento sottoscritto nel 2008 fra il MiBAC e la Regione Veneto e nel quale sono state individuate alcune azioni ritenute di interesse prioritario per entrambi i soggetti. La prima è la redazione del piano paesaggistico regionale, un adempimento previsto dal codice dei beni culturali che, fino alla modifica, entrata nel 2008, era una facoltà alla quale potevano ricorrere Ministero e Regione. Con la modifica introdotta, la redazione congiunta del piano paesaggistico regionale tra MiBAC e Regione è obbligatoria. Il Veneto è fra le poche regioni che sta lavorando, da più di un anno, a questo piano. Ci sono state le elezioni, ma anche a seguito del cambio di presidenza l’indicazione di lavoro è rimasta la stessa e quindi l’elaborazione continua con la nuova amministrazione regionale. Vi sono stati già alcuni incontri nei quali ho sottolineato come sia importante la continuità di azione. Da questo punto di vista la risposta da parte dell’amministrazione regionale è stata concorde. Noi speriamo che in un anno si riesca a concludere questo adempimento che assicura qualità all’azione di tutela del paesaggio e, nel contempo, si traduce in percorsi amministrativi che puntano alla semplificazione. Per cui ci si augura che dal documento escano delle norme che aiutino a salvaguardare questo valore molto meglio e che si dia una notevole sterzata alla semplificazione a vantaggio della sostanza.

La valorizzazione delle Ville Venete può considerarsi uno dei progetti di punta?
Sì certamente. Intanto perché MiBAC e Regione hanno riconosciuto, fin dall’inizio, che uno dei temi della salvaguardia del paesaggio dovesse essere la tutela dei complessi di villa. Complessi che, nel Veneto, ammontano a molte migliaia di edifici fra importanti, importantissimi, noti e meno noti e quindi, fra le varie tematiche guida del piano paesaggistico, è stata individua la salvaguardia delle ville venete. Nel gruppo tecnico che lavora alla scrittura del piano ci siamo assicurati la presenza di esperti nel settore che avranno proprio il compito di aiutare Ministero e Regione a tenere nella massima considerazione questi aspetti.

Il Comune di Padova propone, a partire da questa estate, il format “Padova estate carrarese”, programma di eventi culturali. L’iniziativa lascerà un segno permanente nell’itinerario carrarese con 80 pannelli realizzati da Mp Mirabilia, che illustrano i luoghi più significativi della storia padovana. Cosa pensa a riguardo?
Noi come Direzione Regionale abbiamo contributo all’attuazione del progetto di MP Mirabilia. Alcune volte abbiamo incontrato delle difficoltà: i pannelli insistono su suolo pubblico, quindi abbiamo dovuto tenere conto delle eventuali obiezioni e divieti delle amministrazioni comunali. Laddove è stato possibile, la segnaletica è stata installata.
La cosa migliore, rispetto alla pannellistica/segnaletica sarebbe quella di arrivare a una standardizzazione valida per tutta Italia, alla quale si dovrebbe accompagnare la rimozione di quella vecchia e deteriorata che invece resta in sito. Ciò comporta un forte appesantimento che caratterizza molte città italiane e città d’arte: fra segnaletiche stradali, pubblicitarie, turistiche, di esercizi commerciali ecc., si crea un sovraffollamento. Si dovrebbe arrivare a una normativa nazionale che, pur tenendo conto delle peculiarità dei luoghi, circoscriva a 3, 4 o 5 tipi di segnaletica standardizzata in modo da evitare confusione e confondere il turista invece di aiutarlo. 

Che ruolo riveste l’arte contemporanea nella Regione Veneto?
Il Veneto ha molte risorse da questo punto di vista sia perché è la Regione sede della Biennale - quella di Architettura e quella di Arte - sia perché proprio recentemente si sono inaugurati dei luoghi di grande interesse come quello di Punta della Dogana di Venezia con la collezione Pinault sia perché il Veneto vanta delle raccolte importantissime sono testimoni dell’arte contemporanea. Nello specifico mi riferisco a una delle iniziative che fanno parte del protocollo di cui ho parlato all’inizio: una delle azioni previste è la valorizzazione e la conoscenza della collezione Nando Salce, la più importante collezione europea di manifesti pubblicitari che va dalla fine dell’800 fino agli anni 50-60 del ’900 ed è di proprietà dello Stato. Stato al quale è stata donata nel 1962 dal collezionista che l’ha messa insieme. Parliamo di oltre trentamila manifesti pubblicitari, alcuni pezzi unici, altri rarissimi, firmati da grandi artisti: dai futuristi ai grandi designer degli anni 50 e 60. Questa è un’altra delle iniziative concordate con la Regione e anche essa è in fase di avanzata realizzazione. Apriremo presto - nel giro di un paio di anni - un luogo espositivo, storico, di proprietà dello Stato, nella città di Treviso dove presenteremo, a rotazione, secondo raggruppamenti tematici, questi manifesti. Apriremo anche una casa che li raccolga tutti. Un contributo che stiamo dando all’arte contemporanea.
Vorrei infine sottolineare, sempre fra le varie iniziative del protocollo, una cosa molto importante, ovvero la costituzione di un Centro Regionale per il Restauro che si realizzerà insieme alla Regione e che avrà, inizialmente due sedi: una a Venezia e l’altra a Verona. Sarà specializzato in tutti i settori delle arti e in grado di restaurare reperti archeologici, opere d’arte tradizionali ma anche libri e manoscritti. Sarà il primo centro, dopo Venaria Reale, ma con caratteristiche un po’ diverse. Sarà anche essa una fondazione costituita e partecipata da Regione e Ministero. Cosa altrettanto importante: a questo centro sarà affiancata una scuola di alta formazione per l’insegnamento del restauro, in grado di diplomare un numero limitato di studenti, tipo 10 all’anno, studenti che conseguiranno un diploma che ha lo stesso valore legale di quello rilasciato dall’ISCR. Ci siamo mossi per primi con la Regione. In tal modo ci siamo, per così dire, prenotati la possibilità di istituire tale scuola di alta formazione. È vero che è facoltà di ogni Regione “prenotarsi”, ma è pur vero che non potrà essere costituita una scuola in ogni regione d’Italia.
Il fatto di esserci mossi con tempestività ci ha permesso di prenotare questa possibilità.



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