Saranno ben superiori ai 58 milioni di euro l’anno i tagli alla cultura previsti dalla manovra correttiva biennale da 24,9 miliardi, all’esame della Camera. A tali riduzioni di spesa occorre aggiungere 110 milioni di euro di riduzione al Fus, 13 milioni di risparmio e taglio dei finanziamenti a enti, fondazioni e comitati e, soprattutto, il ridimensionamento dei trasferimenti a Regioni ed Enti locali. Come da recente rapporto Anci-Ifel, le amministrazioni locali, come conseguenza dei tagli, saranno costrette a ridurre, nel 2011 e 2012 la loro spesa di oltre il 10%. Proiettando questa contrazione sulla spesa in cultura si può stimare che Regioni, Province e Comuni potrebbero tagliare dai loro bilanci, complessivamente oltre 800 milioni di euro dalla voce cultura che, sommati a quelli statali porterebbero a una perdita per il settore di circa 1.100 milioni di euro in due anni. Si tratta di stime e previsioni. L’Italia deve prepararsi dunque a un futuro senza cultura? L’iter di conversione del Dl 78/2010 si è concluso e con il prossimo voto di fiducia la manovra economica sarà definitivamente approvata. Sta per aprirsi uno scenario nuovo, disegnato in base ai tagli e alle norme contenute nel provvedimento. La preoccupazione e l’allarme dell’intero comparto della cultura sono state al centro di una riunione tenutasi nei giorni scorsi convocata da Federculture, per valutare le conseguenze, non solo economiche, della manovra sulle attività di tutela, promozione e produzione della cultura del nostro Paese. Per gli amministratori, manager e operatori presenti, l’impegno è e sarà quello di continuare a collaborare per valutare le possibili azioni che limitino gli impatti dei provvedimenti governativi sul settore, prevedendo anche forme di protesta collettiva per sensibilizzare l’opinione pubblica. La prima iniziativa annunciata si terrà nei primi giorni di settembre e coinvolgerà amministrazioni locali, enti e aziende culturali in tutta Italia. |