Un’inaugurazione in pompa magna, alla presenza delle maggiori cariche dello Stato quella che ha riaperto le porte dell’Israel Museum di Gerusalemme dopo tre anni di ristrutturazione. L’edificio, edificato da Alfred Mansfeld e Dora Gan nel 1965, rappresenta uno dei simboli dello Stato di Israele. L’intervento, costato 100 milioni di dollari, ha coinvolto un’area espositiva di 280.000 metri quadri. Nell’ambito del progetto di valorizzazione del Museo, il laboratorio museotecnico Goppion di Milano ha avuto il compito di curare gli allestimenti di una delle tre gallerie principali del Museo, la sezione archeologica “Saidye e Samuel Bronfman”. Quest’ala del Museo raccoglie reperti risalenti alla preistoria del periodo islamico, con contaminazioni di altre civiltà presenti nell’area, da quella egiziana alla mesopotamica, persiana, greca e romana. La galleria, completamente rinnovata, è organizzata in ordine cronologico, dalla preistoria fino all’Impero Ottomano. Sono 300 le vetrine prodotte in Italia e disegnate dalla londinese Pentagram per ospitare 8.000 reperti ed esaltarne al massimo i volumi e le caratteristiche. I dispositivi dell’ala Bronfman si aggiungono alle vetrine Goppion installate nel 2004 nello stesso complesso sotto la cupola disegnata da Armand Bartos and Frederick Kiesler, che caratterizza il Tempio del Libro, meta di visitatori provenienti da tutto il mondo per ammirare i Rotoli del Mar Morto. |