Nel corso della trentaquattresima assemblea generale del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunitasi a Brasilia, la parte italiana del Monte San Giorgio (Va) è entrata ufficialmente a fare parte del Patrimonio dell’Umanità. Il riconoscimento completa quello già attribuito al lato svizzero del monte nel 2003 ed è stato assegnato per l'alto valore dei reperti paleontologici presenti nel sito fossilifero transnazionale. Il complesso del Monte San Giorgio raggruppa diverse cime, oltre Monte San Giorgio, il Monte Pravello o Poncione di Arzo e il Monte Orsa, e ha la forma di una estesa piramide rocciosa sulla riva meridionale del Lago di Lugano fra il ramo di Porto Ceresio (Italia, Provincia di Varese) e Capolago (Svizzera). L'estensione italiana del sito UNESCO comprende i comuni Besano, Clivio, Porto Ceresio, Saltrio e Viggiù per una superficie di 2.064,48 ha. L'intera area transazionale del sito UNESCO Monte San Giorgio, che include anche i Comuni svizzeri di Meride, Riva San Vitale, Brusino Arsizio, Besazio, Mendrisio, Ligornetto e Stabio, raggiunge 44,14 chilometri quadrati. Lo straordinario valore del Monte San Giorgio è dato dalla presenza nella regione di strati fossiliferi. Sono stati rinvenuti 21.000 esemplari, fra cui 30 specie di rettili, 80 specie di pesci, circa 100 specie di invertebrati, numerosi microfossili e numerose piante, esposti nei musei di Besano (Italia) e di Meride (Svizzera). I reperti si riferiscono al periodo geologico del Triassico Medio (242-230 milioni di anni fa). Molti dei fossili appartengono a specie rare o esclusive del Monte San Giorgio. Il riconoscimento fa salire a sette i luoghi riconosciuti dall’UNESCO in Lombardia, qualificando la regione come prima in Italia per numero di siti riconosciuti. Si va dal primo sito italiano nella lista UNESCO dell’arte rupestre della Val Canonica, al Cenacolo Vinciano, ai Sacri Monti delle province di Varese e Como, ai modelli urbanistici di Mantova e Sabbioneta, al paesaggio della Ferrovia Retica dell’Albula e del Bernina, a cavallo fra la Lombardia e la Svizzera, fino al Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, in provincia di Sondrio.
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